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I bisogni dei giovani
di Adriano Prosperi, Repubblica - 24 Febbraio 2009
 
Il richiamo del presidente della Repubblica a uscire dall´emergenza non poteva essere più opportuno né più motivato. E appare straordinariamente motivata e opportuna la scelta del contesto: il mondo dello studio e della ricerca, il mondo universitario come vertice della piramide della scuola pubblica. È qui che si attende da tempo la dichiarazione che il tempo dell´emergenza è finito e che è iniziato il percorso di una crescita ordinata verso obbiettivi di lunga durata. E invece è proprio qui che si continua a vivere in una situazione di depressione e di attesa delusa, di per sé non diversa da quella di molte altre componenti del Paese ma che in qualche modo le riassume tutte.
Si tratta di garantire ai giovani la prospettiva di una scuola pubblica e di una università di alto livello e di impegnarsi a far sì che ciò che vi impareranno possa tornare a beneficio del paese intero. La speranza ha in Italia come altrove il volto delle nuove generazioni. Abbiamo lamentato così tante volte i mali della nostra scuola e della nostra università che viene voglia di tacere mentre assistiamo impotenti al declino preannunciato al paese dall´emigrazione intellettuale, dall´immiserirsi dei mezzi di ricerca e di studio, dall´incanaglimento a cui un sistema concorsuale gravemente inficiato dal localismo e dalle formazioni di nuclei di potere familistico hanno portato i luoghi pubblici della ricerca e della docenza universitaria.
Ma oggi la voce del capo dello Stato, interprete autorevole e attento dei bisogni reali del paese, ha chiesto di uscire dall´emergenza e ha dimostrato ai giovani e a tutti coloro che hanno a cuore la sorte della crescita civile del paese che questi problemi sono ben presenti alla sua mente. E questo è un fatto importante per più ragioni. L´appello e la promessa giungono in una fase delicata, quando l´onda della protesta studentesca che pochi mesi va aveva dato voce al bisogno di speranza del paese sembra cessata. E sembra anche meno desta l´attenzione del mondo della ricerca e dell´insegnamento, alle prese coi problemi di tagli dei posti e mentre si attende ancora che la riforma del ministro Gelmini diventi realtà attraverso i decreti attuativi. Ma dietro questo silenzio e questa apparente sospensione c´è un bisogno fortissimo, vitale, dei giovani e ? con loro e per loro ? dell´intero paese: un bisogno di speranza, di guardare al di là della crisi, di avere la prova che si sta lavorando per accelerare la prospettiva di crescita civile che attendiamo, che deve esserci al di là del buio.
Non ci spaventano le classifiche internazionali degli standard attuali delle università italiane. Ci preoccupano molto di più il silenzio e l´apparente distrazione delle forze di governo. È ancora presente alla nostra mente l´effetto straordinario, la vera e propria sferzata di energia che l´allora candidato alla presidenza degli Usa, oggi presidente, Obama seppe ottenere rivolgendo il suo appello al paese e ponendo in cima al suo programma la promozione della scuola e dell´università come volani della crescita civile. Questo è quello che manca nel panorama attuale di un´Italia condannata all´emergenza da chi ha interesse a non affrontare i problemi reali.
Viviamo ormai da tempo una realtà a due binari dove da un lato si svolge l´amministrazione reale del paese, quella che riguarda le condizioni effettive di vita della popolazione, e dall´altro si recitano psicodrammi quotidiani all´insegna di quella emergenza che il richiamo di Napolitano ci invita a metterci alle spalle. Sul primo binario molti segnali mostrano che il governo concreto del paese è in stato di abbandono. Sul secondo un investimento politico incessante è dedicato ai fatti clamorosi della cronaca e alla gestione delle emozioni trasformate in occasioni di lacerazione culturale, in spinte alla paura e al conflitto.
Credevamo che con la vicenda legata al nome di Eluana Englaro si fosse toccato il punto di non ritorno, ma non è stato così. Il governo ha deciso di sfruttare l´onda emotiva artificialmente scatenata portando avanti un assurdo progetto di legge sul testamento biologico. E non è bastata a fermarlo la reazione diffusa in larga parte del paese contro il tentativo di sottrarre a ciascuno di noi il diritto più di tutti elementare, quello a considerare nostra la nostra vita. L´assenza di un´opposizione degna di questo nome e l´appoggio al sedicente "partito della vita" da parte di una Chiesa attirata dai gorghi dell´astrazione teologica fino a dimenticarsi della vita e della morte come realtà umane, fanno gravare ancora su di noi la minaccia di un attentato gravissimo alle libertà garantite dalla Costituzione.
Intanto si allunga l´elenco dei colpi di teatro con cui il governo tiene in quotidiano allarme l´opinione pubblica. Basta un reato di violenza sessuale (purché compiuto da immigrati) perché i ministri in carica si mettano a discettare di castrazione chimica. Per l´ordine pubblico, svuotata ormai di ogni serietà la trovata di mandare dei soldati in divisa a passeggiare nei centri urbani, si è varata la balordissima idea delle ronde civili di ex poliziotti e carabinieri in pensione. Invenzione balorda ma anche pericolosa. Chi non si renderà conto per tempo che si tratta solo di una recita teatrale a tutto beneficio delle trasmissioni televisive si sentirà spinto a passare dall´immaginario alla realtà. Bisognerà dunque opporsi con tutte le forze a misure di questo tipo. E lo si farà tanto meglio quando ne sarà chiara a tutti la molla fondamentale: quella dell´abolizione di ciò che è pubblico e della sua sostituzione col ricorso a un privato informe, casuale, avventuristico. Da quando in nove minuti e mezzo è stata varata la finanziaria Tremonti, nota anche come la finanziaria dei tagli, il disegno è chiaro per chi vuole vederlo anche se la sua realizzazione è andata avanti in modo disarticolato e strisciante. Oggi le ferite sulla società italiana appaiono devastanti. Esiste un mondo delle difficoltà quotidiane a vivere che dovrebbe essere in primo piano nell´attenzione della politica come amministrazione del paese e che invece resta sotterraneo. E intanto sull´emergenza artificiosa e sulle difficoltà reali di chi è costretto a pagare di tasca propria servizi sempre più scadenti o assenti cresce l´ambizione di un potere personale intollerante di ogni limite legale e istituzionale. Dunque è per molte ragioni che bisogna uscire dall´emergenza. E non c´è altra strada che quella di risvegliare nei giovani la speranza: speranza di un paese diverso, di una scuola migliore, di una strada aperta qui da noi a chi ha come unici capitali da investire la sua giovinezza e la sua intelligenza.