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18/03/09 La Repubblica

Il caso. Al posto dell'antica identità avanza la politica spettacolo
An trasloca nel Pdl, senza resistenze al rimorchio del Cavaliere

Da impresentabili a "berluscones"
la metamorfosi dei post-missini

Perfino donna Assunta accusa: partito al traino. Alemanno cede
ai mascheramenti e La Russa naviga tra Fiorello e il Bagaglino
di FILIPPO CECCARELLI


DOPO tutto perfino donna Assunta Almirante, che in nome della tradizione non ne fa passare una, ha un'intensa vita mondana, diffonde ottimismo, cura il look, partecipa alle feste del Riformista con Chicco Testa e soprattutto: "E' meglio Berlusconi - dice - perché almeno prende l'iniziativa, si muove e va tra la gente. Comunque la si pensi, da impresario ha fatto un partito, si è preso delle responsabilità e ha cambiato il sistema politico. An invece va al rimorchio".

E tanto ci va, al traino del Cavaliere, e con tale spedito automatismo affronta il suo destino, e così poca resistenza sembra opporre al Pdl, da chiedersi se An non sia già ampiamente e profondamente berlusconizzata. E proprio là dove è più inaccessibile deve essere scattato il dispositivo dell'assimilazione, là dove non si raccolgono deleghe né si votano mozioni congressuali: nelle premesse simboliche e cognitive che determinano le parole e i comportamenti, nelle forme in cui si scioglie l'antica identità e si manifesta l'immaginario del tempo nuovo. Che oltretutto coincide con il potere, e nel potere colma un vuoto.

Il preambolo è impegnativo. Ma quando, per scendere in terra, anzi a terra-terra, quando il presidente Berlusconi prende da parte l'onorevole Bocchino, già pupillo di Pinuccio "birichino" Tatarella, e vivamente si raccomanda affinché conduca dal suo sarto napoletano Mazzuoccolo quello sciamannato del suo capogruppo Cicchitto, ecco che il processo appare evidente. Ecco che dopo aver perseguitato tre generazioni di post-missini, l'incubo primigenio dell'impresentabilità compiutamente si rovescia in un certificato di eleganza.

La coincidenza è che pure a sinistra, nell'ex Pci, comparve la figura del sarto napoletano, che su mandato di Velardi rivestì D'Alema. Forse le culture politiche del novecento meriterebbero qualcosa di più alto e grave, ma al giorno d'oggi la politica vive (anche) di questi segni.

Alemanno, per dire, il destro-sociale che rispetto al processo di assorbimento pare assai più restio di quanti significativamente dentro An sono chiamati "i berluscones", non solo ha definito il Foro Italico "una griffe vincente", ma mostra una sintomatica tendenza al mascheramento visivo, o se si preferisce alla trasformazione, per cui in meno di un anno si è travestito da operatore ecologico in tuta bianca, pellegrino di Compostela con cappello e bastone, e poi festoso filippino con corona di fiori al collo, maglietta gialla da Lega Ambiente, sciarpetta buddista dono del Dalai Lama.

Non vuol dire niente? D'accordo. E' il portato di una identità incerta? Forse. Un omaggio alla società degli spettacoli politici? Probabile. E' un fatto di suoni, colori, visioni, protagonismo compulsivo, sottogoverno da capogiro, esuberanza di modi e linguaggi. Alla conferenza di Verona, 1998, il Cavaliere si presentò con tonnellate di libri neri del comunismo "a gratis". Al congresso di Napoli, nel 2001, al termine del suo intervento una profetica regia mise sù l'inno di Forza Italia, e subito Fini lo fece spegnere. Ma è esattamente per queste vie, è attraverso questo varco che è passato lo sfondamento estetico berlusconiano. Che poi, a veder bene, è anche un modo un po' grossolano di intendere qualcosa di più serio che investe tutti: lo spirito dei tempi.

Comunque una metamorfosi, quella della classe dirigente post-missina, che da un pezzo trascende i codici della politica per investire l'aspetto, il linguaggio, gli stili di vita e le relazioni delle persone. Per cui, sì, il rimpicciolimento della fiamma, in vista di Fiuggi, venne anticipato su certi gadget di portachiavi sull'onda del merchandising. E già da parecchio La Russa si è tolto il nome "Benito" dalla Navicella; ma poi si è fatto dare la torta in faccia al Bagaglino, si è pure lui mascherato da top-gun con Maroni, voleva portare a Lula anche i calciatori dell'Inter e mentre Bush chiedeva un maggiore impegno in Afghanistan è andato da Fiorello per l'"Ignazio jouer". Magari nessuno ricorda quel suo discorso politico, ma in via teorica è difficile che possa stridere con quello che pensa il Cavaliere.

Il sangue della storia si asciuga in fretta, la fede si smarrisce, i vuoti si riempiono (e mica solo a destra). Contano ormai altre cose. La vita, per dire, si fa più dolce - a volte anche troppo, come lasciano capire certe intercettazioni. Ma intanto Gasparri si fa un giro di danza televisiva con la Yespica. La Meloni, che da ragazza faceva la barista, ascende al villino dell'Angiolillo sotto l'obiettivo di Pizzi-Cafonal. E quelli di Azione giovani aprono la festa con una partita di Texas Hold'em, testimonial Pupo e la Ricciarelli.

Su quel mondo incerto di ex esuli in patria, su quelle inesorabili, ma inconfessabili esitazioni Berlusconi ha affondato la sua strategia come un coltello dentro il burro. Le torte, le vallette, la tribuna Vip, i party a Villa Miani, la poltroncina a Porta a porta, il pasticcino a TeleCamere, il premio Almirante su Rai2, la prima della fiction identitaria, la sbornia futurista, i ministeri, gli assessorati, gli autisti. Era fatale. "E' lui che si prende le responsabilità - dice donna Assunta - è giusto che sia lui a comandare".

( 18 marzo 2009 )