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Giovedì 01 Luglio 2010 09:35

E’ NATO IL PRESTIPINISMO

Fenomenologia di Patrizia Prestipino, professoressa prima, politica dopo, donna sempre, assessore ora. E domani chissà.

di Michelle Barracuda

-Il Prestipinismo è un veltronismo in miniatura, più giovane, ben riuscito ma meno tentacolare e al quale vanno aggiunti merletti, boccoli, determinazione e give me five schiacciati rigorosamente con la mano del quore.

L’età ad una donna non si chiede, ma se sei un assessore bisogna pur dare riferimenti biografici ai cittadini e siamo certi che non si offenderà nemmeno lei se diciamo che la sua quarantina e qualcosa è ben portata.

 PRESTIPINISMO. AMO WALTER, CREDO IN RUTELLI

La politica locale, soprattutto a livello provinciale, è un mondo composto da mezze figure, comparse e omuncoli. Lei in mezzo a tutto ciò cammina tenendo premuto il tasto “caps lock”. È già qualcosa.

Gli addetti ai lavori cominciarono ad accorgersi di lei quando divenne presidente del XII municipio. Guardando la cartina di questo spicchio di Roma sud si capisce che non è un zona troppa facile da gestire: c’è l Eur con la sua storia, il Torrino con le sue famiglie medioborghesi, ma anche il Laurentino 38 che vuol dire case popolari, disadattati e ampia emarginazione sociale. Un bel calderone. Se la cavò, rimase in sella appena due anni, sufficienti per farsi scortare dalla Digos per dei casini scoppiati proprio nella banlieue da lei amministrata. Qui piantò il seme del veltronismo.

Da Presidente del XII municipio fu veltroniana come nessun altro, più per atteggiamento aziendalistico che per appartenenza ad una corrente. Non potendo risolvere tutti i guai dei cittadini di Laurentino 38 - il Municipio non ne aveva e non ne ha tuttora i poteri - si inventò una bella veltronata. A metà dicembre piazzò un maestoso albero natalizio - con tanto di logo del Municipio in bella evidenza - all’ingresso del quartiere. Come a dire, “il municipio è qui a festeggiare il Natale con voi”, roba che da quelle parti non si era mai vista. Dicevamo del seme veltroniano, innaffiato con astuzia, competenza e passione, tanta passione. Un tratto distintivo che le viene riconosciuto da tutti. In fondo lei ci mette sempre la faccia. Ma sempre sempre. Come non ricordare l’accorata e incazzatissima lettera apparsa sul Corriere della Sera dove mise in piazza i suoi sentimenti e alcuni aspetti della vita privata inediti o quando, obbligata ad appoggiare Rutelli nella corsa al Campidoglio ripetè come un mantra “Amo Walter, credo in Franscesco”. Credere nella versione 2008 di Rutelli è stato un vero atto di amore verso il suo incerottato Pd.

PRESTIPINISMO. PROVINCIA CAPITALE

Per responsabilità del Pd e di Ciccio Rutelli il suo Campidoglio si è trasformò in una zucca. La sua scarpetta di cristallo Patrizia l’ha ritrovata a Palazzo Valentini, dove, a salvarle la carriere politica ( ma se non piace il termine salvare utilizzate “dare nuovo vigore”) ci ha pensato super Zinga, il Montalbano della politica, ovvero Nicola Zingaretti il futuro del Pd parcheggiato, dal Pd stesso, nel meno utile e più sfigato ente locale: la Provincia. Come se Maradona mandasse Messi a giocare nell’under 21 come fuori quota. Zingaretti ha agitato la sua bacchetta magica e l’ha nominata assessore al turismo,sport e politiche per i giovani.

I maligni sostengono che se ne avesse avuta la forza nel 2008 si sarebbe dovuta contare, candidandosi al Comune. Per la serie: “facce vede quanti voti c’hai”. Se rimangono dei dubbi sul suo reale bacino di voti ombre non ce sono sul suo attivismo. Dell’impegno politico continuo, costante h 24 ha fatto la sua cifra politica. In questo il prestipinismo è figlio del veltronismo. Con pochi mezzi e a bordo di un assessorato leggero si rende protagonista grazie alla fantasia e alla creatività. In qualità di assessore invita, organizza, patrocina, promuove a più non posso. Di esempi non ne mancano: la squadra di volley di rocca cannuccia conquista lo scudetto, la promozione o la salvezza? Ecco che gli atleti vengono ricevuti, con tutti gli onori del caso, a palazzo Valentini. Coppa, foto, discorso, targhe, baci e abbracci e avanti un altro. Una catena di montaggio dalle emozioni. A costo zero e dove i protagonisti sono gli atleti stessi.

Certo, poi c’è anche altro, palazzetti dello sport da costruire, promozione del turismo in provincia e mille altre cose che potete leggere tranquillamente sul suo sito che viene aggiornato di continuo. Tra i suoi colleghi in provincia è il più mediatico e il più tecnologico. Con i giornalisti ci sa fare. Alcuni pendono dalle sue labbra per la sua capacità oratoria, altri pendono dalle sue cosce per i suoi spacchi generosi, altri ancora dalle notizie che fornisce. L’unico a tenerle testa è il Presidente Zingaretti. Lei intanto ha imparato a surfare sulle onde del web come nessun altro, i suoi oltre quattromila e novecento amici di facebook sono continuamente e costantemente aggiornati su tutti i suoi passi. In realtà non solo i suoi, anche quello del suo cucciolo di Labrador Lola. Dicevamo dei voti. Se sono necessari, ma non sempre, per essere eletti, non sempre sono garanzia di capacità amministrativa ( guardate in Campidoglio per avere la prova ). In Provincia poi i voti non ce li ha nessuno – la candidatura è legata al collegio elettorale – e questo spiega, oltre alle camicette fucsia e alle giacche di pelle rossa, perché tra il grigiume di palazzo Valentini possa considerarsi una nota colorata.

PRESTIPINISMO – IL QUORE NEL PALAZZO ARANCIONE

Nel Pd non ci sono solo Veltroni, Rosy Bindi e la Serracchiani che scrivono libri. Anche lei si è cimentata nella narrativa. Un paio di anni fa ha scritto “il quore nel palazzo”, un centinaio di pagine. Un racconto immerso nella sua realtà, con spunti autobiografici, non eccellente nello stile ma di facile lettura. La storia di una sindaco che in una città baciata dal mare prova a fare il suo lavoro tra mille difficoltà. Una storiella che scorre senza intoppi come l’acqua minerale, a tratti stereotipata ( soprattutto nella parte dedicata agli avversari politici) ma che almeno siamo certi sia tutta farina del suo sacco e che ombre di ghost writer non ce ne siano. Nel titolo, il quore nel Palazzo ci sono evidenti tracce del Prestipinismo: la sua intenzione è quella di spostare, senza necessariamente alzare, l’asticella del confronto. Disorientare con garbo, mettere in discussione, fare un po’ di casino come lo farebbe qualsiasi suo studente. Un libro si sa, oltre che leggerlo, bisogna presentarlo. E così, con il quore sotto braccio, le presentazioni fioccano.

L’ultima, ce l’ha comunicato lei stessa su facebook, pochi giorni fa ad Anguillara. A proposito di libri, considerato che l’estate si avvicina e che sotto l’ombrellone il tempo toccherà pur ingannarlo leggete il quore nel palazzo e confrontatelo poi con quello della nuova speranza del Pd, Debora Serracchiani. Dopo la lettura vi verrà da urlare dieci, cento, mille Prestipino, vista la nullità di contenuto pervenuta nelle pagine dell’europarlamentare. Il libro di Patrizia, in pieno stile veltroniano, ha un suo sito, aggiornato di continuo, con foto, dediche e lettere della gggente. Quella ggggente alla quale la Prestipino da’, in termini di disponibilità e confronto, davvero molto. Quello che rimane impresso è anche il suo studio ufficio. Le quattro pareti sono tutte arancioni. Era arancione quello del suo municipio, è arancione quello in Provincia. E’ un suo tratto distintivo. Sulla sua scrivania, rivolto verso l’ospite di turno, è issato in bella vista il passo della Divina Commedia di Paolo e Francesca “ amor che nulla amato amor”. Come a dire: il partito dell’amore è roba mia. E non è un caso se il Presidente Berlusconi, alcuni anni fa, durante una puntata di Matrix dove la Prestipino era ospite, provò, politicamente parlando (?), a rimorchiarsela. Anche lei, come Rosy Bindi, diede a Silvio il due di picche.

PRESTIPINISMO – MINUS HABENS

Anche il Prestipinismo ha i suoi nemici, detrattori e avversari. Lei li ha accomunati tutti dentro il partito dei minus habens. La denigrazione, si colga la finezza, è a livello intellettivo. Della serie: io sono prof e tu sei rozzo e ignorante. Tra i detrattori avversari ce ne sta uno con il quale proprio non riesce ad andare d’accordo. E’ Mauro Cutrufo, detto Cutrufone per la stazza imponente, senatore della Repubblica e vice sindaco di Roma. I due sono etimologicamente e acusticamente incompatibili. Provate a scandire i loro cognomi ad alta voce e capirete. I motivi degli scazzi sono legati alle politiche sul turismo. Lui, potente senatore, coccola i turisti, organizza convegni alla Luiss, ipotizza parchi a tema, litiga con la Brambilla e manda in giro ragazzi multi lingue aiuta turisti a bordo di bighe elettriche. Lei, che non ha lo stesso potere, contrasta,propone, rompe, critica e tende la mano alla Brambilla ma contro la corazzata i suoi coriandoli arancioni poco possono. Ce l’ha a morte contro il Parco a tema tanto citato dal suo avversario, e che in fondo tutto questo male non farebbe. Dove prende una toppa clamorosa secondo noi è questo scagliarsi con forza contro il Gran Premio di Formula Uno all’Eur. Una contrarietà sospetta, per non dire ideologica. Chissà cosa avrebbe detto o fatto se fosse stato Vuolter a proporre la corsa di auto tra il Laghetto dell’Eur e la Cristoforo Colombo. Secondo noi avrebbe esclamato: “è una ficata”! e nel farlo avrebbe dato il cinque a Veltroni.

PRESTIPINISMO – CHE FINE FAREMO?

I figli del veltronismo crescono. Certo, il loro padre politico ha fatto una brutta fine, il veltronismo appartiene al passato, è morto e sepolto. Ne fu prova una riunione dei quadri del Pd avvenuta circa un anno. Si ritrovarono in una sala congressi sulla Laurentina per decretare la fine del Modello Roma. Per negare Walter non aspettarono nemmeno che il gallo cantasse tre volte. Gli bastò smaltire la sbornia della sconfitta. I figli del veltronismo, non vogliono fare la stessa fine. Ambiscono a ruoli chiave, responsabilità e voglia di entrare, una volta per tutte, nelle stanze dei bottoni. Per poi rimanerci il più possibile, una aspirazione condivisibile per chiunque faccia politica attiva. Fatta questa valutazione possiamo dire che il Prestipinismo è a un bivio. O si diventa primi a livello locale, o ultimi ma a livello nazionale. Bisogna aspettare tre anni. Il dubbio è: meglio assessore di qualcosa a Roma nel 2013 o un seggio alla Camera? Meglio il fare difficile e complicato in Campidoglio o il non fare ben pagato e a cinque stelle a Montecitorio? In fondo tutti sanno che a Nicola Zingaretti la provincia stia stretta e che non si ricandiderà alla guida di Palazzo Valentini ma cercherà di spostarsi in Campidoglio e lei potrebbe seguirlo. C’è poi una terza via, una ipotesi di cui nessuno parla: voi ve la immaginate la sala del Presidente tutta arancione? Noi no. Patrizia Prestipino secondo noi un pensiero ce lo sta facendo. In fondo Prestipino presidente è un claim già andato in onda.


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