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30 novembre 2008 - Corriere della Sera

Disagio sociale Alla prova la teoria «della finestra rotta»

Scientificamente dimostrato che il degrado è contagioso

Effetto domino Incuria e delinquenza: tanto più un luogo è brutto, tanto peggio è vissuto da chi ci abita

L' eroe degli antichi greci era sempre bello e buono. Perché aspetto esteriore e virtù erano inscindibili, nell' uomo e non solo: dalla bellezza dell' architettura passava la strada per l' ordine sociale. Più di duemila anni dopo uno psicologo olandese, Kees Keizer, racconta su Science come ha dimostrato che se l' ambiente è brutto e degradato siamo tutti più portati a violare regole e leggi, ovvero la "teoria della finestra rotta". Un esempio dei suoi esperimenti? Il ricercatore ha appoggiato dei volantini sui manubri di biciclette parcheggiate di fronte a due supermercati; per poter guidare, i ciclisti dovevano togliere i pezzi di carta, ma avrebbero dovuto anche portarli con sé, per gettarli in un secondo momento: Keizer, infatti, aveva eliminato i cestini dei rifiuti nei paraggi. A sera, è bastato contare le cartacce per terra per dimostrare la teoria del "disordine contagioso": se il muro di fronte alla bici era pulito, solo uno su tre aveva lasciato lì il volantino; se il muro era imbrattato di scritte, due ciclisti su tre se ne erano infischiati dei divieti e avevano gettato per terra il foglietto. «I luoghi fatiscenti non sono rispettati e vengono rovinati sempre di più - osserva Piero Amerio, responsabile del Laboratorio di Psicologia sociale dell' Università di Torino -. Un problema reale in Italia, dove la non-educazione al rispetto di ciò che è pubblico regna sovrana e tutelare l' ambiente è un' impresa». E purtroppo, dall' incuria alla delinquenza il passo è breve: una specie di effetto domino diabolico, che potrebbe spiegare, ad esempio, perché a Scampia la criminalità dilaghi. «Quanto più un luogo è brutto e degradato, tanto peggio è vissuto da chi ci abita - continua Amerio -. Quartieri anonimi, male illuminati, senza una piazza per incontrarsi non incentivano buoni rapporti fra le persone, ma anzi influenzano negativamente carattere e comportamenti, diseducano al rispetto. E facilitano la microcriminalità». Colpa anche di certa edilizia popolare e di scelte architettoniche discutibili, come aggiunge Marco Costa, docente di psicologia sociale all' Università di Bologna: «La chiave per rispettare l' ambiente che ci circonda è percepirlo come nostro: i grandi condomini impersonali sono l' esatto opposto e aumentano il disagio sociale. Basta assegnare parti di uno spazio comune ai singoli per migliorare un luogo e la convivenza civile». «Ricordando che la lotta alla microcriminalità passa anche dal progettare città belle e a misura d' uomo» conclude Amerio. E. M.

Meli Elena