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Il muro tra i banchi

La Lega propone di creare classi differenziate per i figli degli immigranti: ancora recinti ed esclusioni.
Francesco Merlo
La Repubblica, 15 ottobre 2008

ANCORA una volta la Lega coglie il disagio, ma anziché risolverlo lo aggrava. Nessun altro paese civile ha infatti mandato i figli degli immigrati nelle classi differenziate, nessuno ha mai pensato di creare scuole speciali proprio perché la storia ha insegnato a tutti che le scuole speciali sono topaie dove si parla un unico codice, dove il cielo è basso e forse non è neppure cielo.

E tuttavia il problema esiste e - ripetiamo - ancora una volta è la Lega a segnalarlo, ma ancora una volta a testa bassa, senza cultura, con l´idea di imprigionare i disagiati nel loro disagio, con la ferocia sorridente o se preferite con la misericordia sadica di chi vuole affogare i naufraghi.

E´ sicuramente vero che la presenza di immigrati nei processi formativi rischia di rallentare la realizzazione del progetto didattico. Insomma, tutti capiscono che una scuola dove ci sono livelli molto diversi e lontani tende a modularsi sul livello più basso. E´ il grande problema che in tutto il mondo sta riqualificando l´insegnante, nel senso che nei paesi civili si cerca di mandare il professore migliore nel luogo del disadattamento peggiore.

Gli insegnanti ci sono per risolvere proprio questi problemi, per colmare le distanze. Per un bravo insegnante, i ragazzi sono tutti uguali, tutti bisognosi di informazioni e di formazione anche se ciascuno alla propria maniera. Ebbene, il professore migliore è quello che sa rispondere bene a tutti gli handicap, che sa affrontare ogni genere di ignoranza, sia essa linguistica matematica o filosofica, e conta poco che essa derivi da un impedimento psicologico o da una estraneità al linguaggio istituzionale, alla lingua nazionale. L´insegnante migliore - bisognerebbe spiegarlo alla ministra Gelmini - è quello che ha mille frecce nella sua faretra. Perché solo la quantità di frecce fa di lui un buon arciere. Non stiamo insomma parlando di sensibilità d´animo o di bontà di cuore, ma di formazione e di stipendio, degli strumenti che gli può dare solo l´università pubblica e non le fondazioni private che sono salotti aristocratici per gente danarosa.

E bisognerebbe dire alla Lega che l´Italia, almeno in questo, parte avvantaggiata. Nel nostro Paese, molto più che nel resto d´Europa, le differenze linguistiche non sono una novità. I nostri dialetti infatti erano lingue ben strutturate che tenacemente resistettero alla penetrazione dell´italiano. Il gran lombardo Alessandro Manzoni, uno dei monumenti della cultura nazionale, si dannò l´anima per tutta la sua lunga vita - «saremo salvi se uni» - sulla babele linguistica di un paese che aveva ospitato mille storie, mille culture, normanni e longobardi, aragonesi e papalini, ducati e regni e marchesati, il Piemonte dei Savoia, la Lombardia austriaca, il Borbone napoletano...
Non fu facile, ma ce l´abbiamo fatta. Anche perché nessuna Lega pensò di differenziare i ragazzi. Nessun ministro italiano ha mai immaginato ghetti per dividere i siciliani dai pugliesi o per allontanare i lombardi dai veneti o i toscani dagli abruzzesi. Eppure, quella era un´Italia nettamente divisa in classi, piena non solo di differenze linguistiche ma anche di disuguaglianze sociali. Ed era anche l´Italia delle "razze" a prendere per buono quel Lombroso che con la sua scuola dominò la cultura europea. Ebbene, quell´Italia non fu mai razzista, mai differenziata. Al contrario, mandarono gli insegnanti siciliani nelle scuole lombarde e quelli piemontesi in Calabria e in Lucania. Fu il caos a rendere ricca l´Italia. L´ordine della Lega la impoverirà retrocedendola al caos differenziato.