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Una città che ha bisogno del 'nuovo'

Repubblica — 21 ottobre 2008   pagina 9   sezione: ROMA

Se c' è un momento in cui far partire senza indugio tutti i lavori pubblici che sono in uno stadio tale da consentire l' apertura dei cantieri, è questo. Basta leggere le notizie sull' economia per capire che ogni giorno di ritardo aggrava una recessione che è già qui. Per Roma le ragioni raddoppiano: ce n' è una tattica e una strategica. La prima è legata alla congiuntura: se l' economia non tira la miglior politica è utilizzare tutte le risorse disponibili per rimetterla in moto, e un modo sano per farlo è costruire infrastrutture, ove ovviamente queste siano carenti. Basta fare un giro per Roma per accorgersi quanta strada abbiamo da recuperare. Investire in infrastrutture aiuta a ridurre l' impatto della crisi perché rimette in circolo risorse ma non le spreca perché c' è un ritardo infrastrutturale da colmare. La ragione strategica è che una metropoli internazionale compete nel mondo in base a criteri come l' accessibilità, la qualità della vita, la qualità della opere, la modernità. Non si può più vivere di solo passato, una grande città deve funzionare e avere i segni della contemporaneità, sulla quale si costruiscono fortune turistiche. Basta pensare a Valencia con le opere di Calatrava o a Bilbao con il Guggenheim di Gehry, e la lista potrebbe essere lunga. Invece quello a cui assistiamo è uno smontamento progressivo del futuro. L' amministrazione in carica appare affascinata da un provincialismo retrò, bloccata da una chiusura verso tutto o quasi quello che era stato avviato dall' amministrazione precedente, ma soprattutto verso quello che è nuovo, che può arricchire il volto della città con i segni della contemporaneità creativa. Contano le buche sull' asfalto, e magari riuscissimo ad avere strade come nelle altre grandi capitali europee. Contano i marciapiedi decenti, e saremmo tutti felici di avere finalmente spazi adeguati sui quali camminare. Ma quello è il minimo dovuto alla dignità di una città. La sua ambizione si misura sulla capacità di proiettarsi nel futuro, di arricchirsi di nuove strutture simbolo. Noi invece stiamo andando indietro, sacrificando un presente difficile e un futuro possibile ad una visione minima, provinciale, postuma. La crisi morde, l' occupazione langue, la città invecchia: se c' è un momento per fare è questo. - MARCO PANARA